Il Manuale 2025 non si limita a descrivere cosa fare, ma impone alle PA di dimostrare come gestiscono il ciclo di vita dei documenti, fino alla loro conservazione, in maniera trasparente e documentata.
Il nuovo manuale dovrà includere:
- Classificazione documentale aggiornata e coerente con l’organizzazione interna;
- Un piano di fascicolazione che consenta il tracciamento completo dei documenti;
- Le modalità operative con cui i documenti vengono versati e conservati digitalmente, specificando i flussi, i formati utilizzati e le tempistiche.
Dal punto di vista organizzativo, sarà necessario:
- indicare con chiarezza i Responsabili della gestione documentale per ciascuna Area Organizzativa Omogenea (AOO);
- se presenti più AOO, designare un coordinatore;
- formalizzare il Responsabile della Gestione Documentale, e successivamente (entro giugno 2026), anche il Responsabile della Conservazione Digitale.
Un altro elemento fondamentale è l’allineamento con le nuove piattaforme pubbliche digitali come:
- SEND (Servizio Notifiche Digitali) per la gestione delle comunicazioni ufficiali;
- INAD (Indice Nazionale dei Domicili Digitali) per l’invio corretto e normato di atti e comunicazioni.
Il manuale dovrà inoltre recepire le regole aggiornate sui metadati, essenziali per garantire validità giuridica e conservabilità dei documenti nel lungo periodo.
Infine, non può mancare un riferimento all’interoperabilità: i sistemi di gestione documentale digitale dovranno essere in grado di comunicare tra loro in modo efficace, facendo uso di formati standard aperti (XML, JSON) e API per l’integrazione con altri software o piattaforme pubbliche (SPC, ANPR, eIDAS.)
In sostanza, la PA non può più trattare gestione e conservazione come fasi separate: devono essere parte dello stesso flusso digitale tracciato e verificabile.